di Mattia Piovesan

C’erano mille “se”, mille dubbi, dovuti soprattutto al tanto tempo di attesa prima di tornare a calcare un campo da calcio. Era dal 13 aprile che la squadra di Siciliano non giocava una partita ufficiale: tanto, troppo tempo. Eppure, i biancocelesti si preparano, fanno tre ore e mezza di strada e arrivano a Caronno: addosso le maglie, pronti a stupire ancora una volta i propri tifosi.

Sembra che quest’anno il Sandonà abbia davvero qualcosa di magico addosso. La Caronnese è padrona del proprio campo, atleticamente è forse più pronta, ma in questa partita i sandonatesi mettono non solo voglia, soprattutto cuore. Sostanzialmente alzano la saracinesca: si gioca praticamente ad una sola porta, ma Battaiotto non ha nessuna intenzione di farsi superare dal pallone.

Invece, quelle poche volte che Sandonà scende, fa male: De Stefani fa 14 tra campionato e playoff, ironicamente Crivaro lo pareggia al 54° – con la Coppa Italia sarebbero 17 e 15 rispettivamente –; Soncin si fa espellere scioccamente dopo una sorta di rissa al 43° tra un gol e l’altro, costringendo la squadra a giocare in dieci per un intero tempo. Poco male, perché Siciliano & co. hanno deciso di dare la vita per portarla a casa. Ecco perché il gol di Doumbia al 67° non fa poi così male, nonostante tenga tutto aperto e questo è un peccato. Crescente avrebbe la palla per chiuderla definitivamente, ma Paloschi si supera.

In dieci per un tempo, in trasferta e dopo un mese di stop: non si poteva quasi certamente chiedere di più a questa squadra. Il primo passo di quattro è andato: ora il ritorno allo Zanutto farà avere il peso dell’ago della bilancia in direzione sandonatese. Servirà gestire e magari colpire nei momenti adeguati. Ma con una squadra così viene solamente, per ora, da esclamare “mamma mia”.

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