di Mattia Piovesan

Per la continuazione di questa nuova rubrica ho avuto il piacere di intervistare un uomo che vive di calcio ormai da tantissimi anni. Il Liapiave non ha attraversato un bel periodo, forse è il peggiore della sua storia recente: però, questo è certo, c’è tanta voglia di ripartire.

Presidente, possiamo dire che la vostra ambizione, quest’anno, visto anche il calciomercato, sia quella di risalire subito in Eccellenza?

Non tutto il male vien per nuocere: per noi la Promozione sarà una nuova avventura. Come sai benissimo, il calcio è una delle poche materie dove 2+2 può non fare 4: anche se la squadra è forte per una categoria non è detto che si riesca subito a risalire. Quello che vogliamo è avere la coscienza a posto: non vogliamo rimpianti, vogliamo essere sicuri di aver fatto tutto il possibile. Ma ancora, se tutto nel calcio fosse matematica non sarebbe nemmeno poi così bello.

E per fortuna aggiungerei. Quindi, del vostro calciomercato siete soddisfatti immagino.

Chi se ne è occupato, ne sono sicuro, ha preso le scelte migliori possibile. Se entrassimo nel dettaglio io forse farei un po’ di fatica, non conosco nello specifico e dettagliatamente ogni singolo giocatore, ma mi fido dei miei ragazzi, soprattutto per la grande manifestazione di affetto che è stata dimostrata da molti dei nostri giocatori, che hanno deciso di rimanere al Liapiave. Vuol dire che la società ha fatto le cose bene, ha avuto un ottimo atteggiamento e i ragazzi, ben 8-9, hanno scelto di rimanere. Poi c’è il settore giovanile.

E anche di quello infatti volevo parlare: immagino che i vostri ragazzi abbiano voglia di mettersi in mostra.

Per me è importante che diventino bravi calciatori, ma prima di tutto bravi uomini, brave persone. È doveroso dargli l’opportunità di agguantare la prima squadra: se la società, nella definizione della rosa, crede che l’inserimento di un ragazzo dalla juniores possa aiutare significa da un lato garantirgli una possibilità, dall’altro che ha fatto bene il suo lavoro.

Vorrei fare ora un piccolo salto all’indietro. Le notizie che trapelavano nel corso della stagione erano di rapporti logori tra squadra e allenatore, voi come avete agito a tal proposito?

Sono sincero: non lo sapevamo. Abbiamo scoperto dopo questa situazione e la percezione non era quella di una squadra in cattivo rapporto con l’allenatore. Cammin facendo, parlando con i ragazzi, lo abbiamo capito. Forse doveva rendersene conto la società, forse lo staff, forse doveva dirlo il mister: le colpe sono plurime, dobbiamo avere il coraggio di assumerci le nostre responsabilità. È stato un grande errore.

E quel catastrofico Liapiave-Julia Sagittaria di playout? Come l’ha vissuto?

Con tanto rammarico. Era più o meno il 96°, bastava gestire quei 30 secondi finali, invece è andato tutto a rotoli. Il calcio, appunto, non è matematica. Probabilmente questo deve farci riflettere: le partite finiscono quando l’arbitro fischia, è stata una doccia fredda che ha lasciato il segno ma bisogna digerirla, la realtà è che siamo retrocessi. Pietra sopra e ripartiamo, verso il futuro

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