di Mattia Piovesan

Non servono molte parole per introdurre l’ospite che ho avuto il piacere di intervistare questa volta: Fortunato risponde alla chiamata con l’umiltà che lo ha sempre contraddistinto. Ovviamente, il tema principale non può che essere l’ormai sua ex squadra, il Sandonà, del quale la prossima stagione, con profondo rammarico, non sarà più il capitano.

Jacopo, vorrei concentrarmi sulle emozioni, negative o positive che siano: come è stato lasciare la squadra per cui sei stato capitano e hai lottato per cinque anni?

Il bilancio è ovviamente positivo, nonostante la destabilizzazione che devo ammettere esserci stata. È stata una piazza che mi ha dato tantissimo, sotto tutti i punti di vista, emotivo, calcistico… sono cresciuto soprattutto come uomo, mi sono state date responsabilità e io le ho accettate. Ho guidato un gruppo di uomini prima che di calciatori. Lo ammetto, avrei voluto chiudere la mia carriera con quei colori, perché me li sento addosso, ma chiaramente ognuno fa le sue valutazioni, e la società ha deciso così: non resta che accettare nonostante faccia un po’ male. Questo, ovviamente, esula dal bene che ho voluto a tutti nell’ambiente, e di conseguenza ringrazio profondamente.

La stagione è stata fantastica, ma forse c’è del rammarico: cos’è più forte, questo rammarico o la consapevolezza, comunque, di aver fatto un percorso molto buono?

Abbiamo fatto una stagione eccellente. Non avevamo, a livello di numeri, un organico pari a quello delle due squadre che abbiamo affrontato ai playoff, eppure siamo riusciti a vincere la semifinale con la Caronnese. Abbiamo fatto qualcosa di unico: era una squadra giovane, molti erano alla prima esperienza, la stagione è stata molto positiva. Non dimentichiamo che siamo arrivati ad un solo punto dal Conegliano e abbiamo vinto la Coppa Italia Eccellenza Veneto, un traguardo importantissimo che certifica il duro lavoro. Arrivare al 15 di giugno è stata dura, con tutte quelle trasferte… per questi motivi, però, è stata una stagione esaltante.

Dimmi di più sul tuo ruolo di capitano in questi anni. Cosa consiglieresti ad un calciatore che vuole diventare un leader come lo sei stato tu?

Ho sempre pensato che prima di pretendere il rispetto sia doveroso darlo. Ho sempre cercato di mettermi a disposizione dei ragazzi per qualsiasi problematica, cercando di aiutare i più giovani, ma deve essere sottolineata una cosa importante: il gruppo ha sempre rispettato le regole fondamentali, in spogliatoio, in campo, negli orari, negli allenamenti. Sono regole di vita, non solo di calcio, piccole cose che poi ti portano ad essere un gruppo unito, una famiglia. I ragazzi hanno seguito un semplice capitano che ha voluto loro bene, che ha sempre cercato di dare l’esempio in campo ma, come detto, di dimostrare prima che pretendere: il gruppo mi ha sempre seguito perché ho dimostrato, non intendo nelle prestazioni in campo, ma fuori. Se hai queste caratteristiche, vinci, se sei credibile, è tutto più facile. Il gruppo mi ha dato tanto, sono stati incredibili, abbiamo raggiunto una comunione di intenti davvero eccellente.

Bene, ora la domanda che immagino ti aspettassi: dove giocherà Jacopo Fortunato il prossimo anno?

Beh, sì, me l’aspettavo. E ho infatti già la risposta: mi serve del tempo. Devo e voglio mandare giù una decisione inaspettata: lasciare questa maglia, lasciare casa mia, è stato più difficile di quanto immaginassi. Però, sai, so già cosa fare: penso di essere una persona che pondera bene le proprie scelte, e forse questa desterà un po’ di scalpore. Dicono che quando si chiude una porta si apre un portone: ecco, non so se questo sarà effettivamente un portone, ma penso di sapere, in cuor mio, che sarà una buona scelta. Voglio anche capire chi ci sarà in questo periodo, chi non ci sarà più… insomma, mi serve un po’ di tempo. Ti/vi lascio con il dubbio, ma a breve avrete novità…

Foto: Pagina Facebook Ufficiale Calcio Sandonà 1922

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